Quattro Canti, in vendita palazzo Rudinì il mancato risanamento frena il mercato

Palazzo storico vendesi: 3.500 metri quadrati, da ristrutturare, in prestigioso stabile del 1740 in piazza Quattro Canti. Ad acquistare palazzo Rudinì – l’immobile in vendita, appunto – è stata due mesi fa l’ Aldini Sicilia, immobiliare presieduta da Aldo Isaia, catanese di 46 anni. «Era dell’Ina assicurazioni – spiega l’immobiliarista – e ora l’abbiamo acquistato noi». La trattativa è ovviamente riservata, «Posso dire che il prezzo di vendita è sotto i 10 milioni di euro» aggiunge Isaia, che non chiude la porta a una vendita unica o al frazionamento del prestigioso immobile e che vorrebbe un acquirente siciliano, «ma guardiamo anche oltre lo Stretto».

L’immobiliarista non rinuncia a una valutazione del momento del mercato in centro – «è fermo, la crisi si sente, altrimenti Palazzo Rudinì sarebbe sopra i 10 milioni di euro» – e a una speranza che nasconde una critica: «Mi auguro che il palermitano alzi gli occhi e apprezzi quanto c’è di bello in città, anche se il centro è messo male. Manca una visione d’insieme, c’è un grande ritardo, ed è un sacrilegio. D’altra parte spero che anche le amministrazioni dell’isola e delle sue città possano aiutare chi ha la volontà di impegnarsi». La messa in vendita di palazzo Rudinì – con la sua facciata di metà Settecento, in passato anche sede del tribunale militare – è soltanto il più recente tassello del puzzle del centro storico, dove comunque gli operatori immobiliari si attendono un momento di stasi.

«La crisi economica si sente – conferma Santo Carlino, 60 anni, nel settore delle compravendite da 40 – perché si acquista fino a 200 mila euro e oltre i 400 mila. La fascia intermedia, che una volta navigava sui 300 mila euro per gli acquisti, è scesa sensibilmente, perché è in difficoltà: i risparmi sono già stati bruciati e le banche non danno mutui oltre i 200-250 mila euro». E se questo è il futuro atteso dagli operatori, c’è anche chi, come l’architetto Fausto Provenzano lamenta «l’ assenza di un progetto di coordinamento degli interventi» da parte del Comune. Anche secondo Luigi Ingrassia, dell’ immobiliare beni Fondiari, «il mercato è stagnante, nonostante il forte recupero degli stabili. L’ entusiasmo di una decina di anni fa è un po’ passato e il prezzo al metro quadrato, 2.500 euro, è ormai fermo da tempo». A vincere è la speculazione: «Si vende – dice ancora Ingrassia – l’ appartamento di piccola dimensione, sui 50-60 metri quadrati, mentre vanno male i 100-120 metri quadrati».

Le critiche si fanno strutturali, come nel caso di Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente dell’associazione Dimore storiche di Palermo e fresco assessore a Salemi con il sindaco Vittorio Sgarbi: «Il piano particolareggiato è scaduto e non mi pare che la giunta Cammarata abbia ancora deciso dove andare, e non si può omettere che negli ultimi 15 anni sia stato fatto un grande lavoro con la ristrutturazione di circa il 50 per cento del centro». «è giusta – dice Provenzano – la decisione di rifare i prospetti del Cassero e di via Maqueda, ma manca una visione d’insieme: il vero dramma della città è il frazionamento della proprietà, e non bisogna dimenticare che la ristrutturazione dei palazzi in centro, pur pagando qualcosa all’idea unitaria originale, è l’unica attività edilizia della città». Provenzano avanza anche una proposta: «Il centro a Palermo occupa circa 224 ettari. Si potrebbero prenderne 4-5, magari in una delle zone meno raggiunte dalle ristrutturazioni recenti, come Ballarò, e dedicarli a studenti fuori sede e anziani. Potrebbe nascerne un centro internazionale con case a rotazione d’estate per gli studenti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *